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Malattia di Von Willebrand

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Definizione della malattia

La malattia di Von Willebrand (VWD) è una malattia emorragica ereditaria rara, caratterizzata da anomalie dell'adesività delle piastrine e da un difetto della coagulazione secondario, che si manifesta con emorragie anomale di gravità variabile che insorgono spontaneamente o a seguito di una procedura invasiva. Si distinguono tre sottotipi della malattia in base al tipo di difetto del fattore di von Willebrand: deficit parziale (tipo 1) o totale (tipo 3) e anomalie qualitative/funzionali (tipo 2).

ORPHA:903

Livello di Classificazione: Malattia

Sinonimo/i:
  • Malattia di Willebrand

Fonte: ID PubMed 36210240 32394456 34400042

Prevalenza: 1-5 / 10 000

Trasmissione: Autosomica dominante, Autosomica recessiva

Età di esordio: Qualsiasi età

ICD-10: D68.0

ICD-11: 3B12

OMIM: 193400 277480 314560 613554

UMLS: C0042974

MeSH: D014842

GARD: 7867

MedDRA: 10047715

Riassunto
Epidemiologia

La prevalenza della malattia (comprese tutte le forme) nella popolazione generale è stimata in 0,6 - 1,3% nei diversi studi, mentre la prevalenza della forma sintomatica, che richiede un trattamento specifico, è circa 1/10.000. La VWD tipo 3 è molto più rara (1/1.000.000).

Descrizione clinica

L'età d'esordio è variabile; quanto più l'esordio è precoce, tanto più grave è il deficit del fattore di von Willebrand (VWF). La malattia si manifesta con emorragie anomale di gravità variabile, spontanee o nel corso di una procedura invasiva. Di solito le anomalie emorragiche consistono in emorragie muco-cutanee (epistassi, menorragia, sanguinamento da piccole ferite, ecc.), mentre nelle forme più gravi si osservano ematomi ed emartrosi.

Eziologia

La VWD è causata dalle mutazioni nel gene VWF (12p13.3), che codifica la proteina multimerica VWF, che ha una localizzazione intrapiastrinica, endoteliale e plasmatica, e svolge un ruolo fondamentale sia nell'interazione delle piastrine con la parete del vaso danneggiato, che nel trasporto e nella stabilizzazione del fattore VIII (FVIII).

Metodi diagnostici

La diagnosi si basa sulle analisi di laboratorio, che comprendono test funzionali e immunologici relativi ai livelli del VWF e del FVIII. La determinazione del tipo di VWD richiede altri test specifici come gli studi sulla distribuzione dei multimeri del VWF.

Diagnosi differenziale

La misurazione dei livelli del VWF (antigene e funzioni) in genere permette di differenziare la VWD dall'emofilia A. Tuttavia, questi test non consentono di differenziare la VWD tipo 2N, che richiede analisi più specifiche. La differenziazione tra la sindrome di von Willebrand acquisita (AVWS), associata ad un'altra malattia preesistente, e la VWD ereditaria è più problematica. Nella diagnosi differenziale è necessario tenere presente che i soggetti della popolazione generale con gruppo sanguigno O possono presentare livelli moderatamente bassi del VWF.

Diagnosi prenatale

Nelle gravidanze a rischio, l'individuazione delle mutazioni del VWF permette la diagnosi prenatale della VWD tipo 3.

Consulenza genetica

La trasmissione della VWD è quasi sempre autosomica dominante, ma è autosomica recessiva nella VWD tipo 3 e in alcuni sottotipi della VWD tipo 2. Si raccomanda la consulenza genetica per informare i pazienti della gravità della malattia e dei relativi rischi, e per consentire lo screening per l'individuare eventuali altri familiari affetti. Per le coppie a rischio di avere un figlio affetto dalla malattia di tipo 3, si raccomanda la consulenza genetica presso un centro multidisciplinare specializzato.

Presa in carico e trattamento

La presa in carico dipende dal tipo della malattia. Di solito la desmopressina è efficace nel prevenire o nel curare le emorragie anomale della VWD tipo 1. Nei pazienti con malattia di tipo 2, la risposta alla desmopressina è variabile e spesso è necessaria una terapia sostitutiva con il VWF umano purificato. La desmopressina non è efficace nei pazienti con la malattia di tipo 3, che necessitano di una terapia sostitutiva con il VWF umano purificato associato al FVIII, almeno al momento della prima iniezione.

Prognosi

Per i pazienti trattati presso i centri ospedalieri specializzati in emostasi, anche se affetti dalle forme più gravi, la prognosi è favorevole.

Ultimo aggiornamento: novembre 2020 - Revisore(i) esperto(i): Pr Sophie SUSEN
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