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Artrite idiopatica giovanile poliarticolare con fattore reumatoide negativo
Si tratta di una forma rara di artrite idiopatica giovanile poliarticolare, caratterizzata da artrite cronica ad esordio infantile ad eziologia non nota, che interessa cinque o più articolazioni al momento dell'esordio, in assenza del fattore reumatoide IgM.
ORPHA:85408
La poliartrite giovanile con fattore reumatoide negativo rappresenta circa il 15-20% dei casi di artrite idiopatica giovanile (JIA). La prevalenza nei bambini è stimata in 1-13/22.200, con un'incidenza annuale di 1-26/700.000. La malattia colpisce maggiormente le femmine, con un rapporto femmine-maschi di 3:1.
Si tratta di una malattia eterogena del punto di vista clinico. I pazienti vengono suddivisi in due gruppi a seconda dell'età d'esordio della malattia e della distribuzione dell'artrite. La forma ad esordio precoce in genere si manifesta tra i 2 e i 6 anni, con un interessamento asimmetrico delle articolazioni, infiammazione oculare (uveite anteriore cronica asintomatica) e presenza di anticorpi antinucleo. Questa forma somiglia all'artrite idiopatica giovanile oligoarticolare. La seconda forma è caratterizzata da un esordio più tardivo, attorno ai 10 anni, da una distribuzione spesso simmetrica e dall'interessamento delle articolazioni distali (in genere le piccole articolazioni delle mani, dei polsi e delle ginocchia). I pazienti possono essere positivi o negativi per gli ANA. Questa forma assomiglia alla poliartrite reumatoide.
L'eziologia non è nota, ma si ritiene che l'autoimmunità svolga un ruolo nell'insorgenza della malattia.
La poliartrite con fattore reumatoide negativo è definita dalla presenza di un'artrite che interessa cinque o più articolazioni al momento dell'esordio. I criteri di esclusione sono la presenza di artrite sistemica o psoriasi nel paziente, o un'anamnesi familiare positiva per psoriasi in uno dei genitori o in un consanguineo di primo grado, la positività all'HLA B27 nei maschi con esordio dell'artrite dopo i 6 anni, e l'individuazione del fattore reumatoide IgM in due campioni prelevati a distanza di tre mesi. Altri criteri di esclusione sono la presenza della spondiloartrite anchilosante, dell'entesite e dell'artrite, della sacroileite con enteropatia infiammatoria o di un'uveite anteriore acuta nel paziente, oppure un'anamnesi familiare positiva per una di queste condizioni in un genitore o in un consanguineo di primo grado. Si ricorda che questi criteri diagnostici sono stati pubblicati nel 2001 (International League of Associations for Rheumatology, Edmonton) e che sono in revisione.
La diagnosi differenziale si pone con le altre forme di poliartrite (associate alle malattie infiammatorie o onco-ematologiche).
La presa in carico prevede un approccio multidisciplinare da parte di un team esperto in reumatologia pediatrica, fisioterapia, psicologia e ortopedia infantile. Il trattamento si basa sull'associazione tra agenti antinfiammatori non-steroidei (NSAIDS) e farmaci antireumatici in grado di modificare la malattia; il metotressato rappresenta il trattamento di prima linea e, successivamente, viene usato in caso di inefficacia o intolleranza. È possibile utilizzare anche i farmaci biologici, come il fattore di necrosi tumorale (TNF)-alfa, tocilizumab (recettore anti-IL 6) e abatacept (che attiva i linfociti T). La riabilitazione è necessaria nel caso di una limitazione dei movimenti articolari. La corticoterapia viene utilizzata a basso dosaggio e meno possibile. In caso di artrite localizzata persistente, si raccomandano le iniezioni intra-articolari di corticoidi ad azione ritardata (triamcinilone esacetonide).
La prognosi è difficilmente determinabile data l'eterogeneità della malattia, ma le nuove strategie terapeutiche (terapia inziale combinata e aggressiva) sembrano in grado di migliorare la prognosi e la percentuale di remissione, soprattutto durante il trattamento.
Ultimo aggiornamento: marzo 2020 - Revisore(i) esperto(i): Dr Chantal DESLANDRE
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