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Eritroderma ittiosiforme congenito

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Definizione della malattia

L'eritrodermia ittiosiforme congenita (CIE) è una variante dell'ittiosi congenita autosomica recessiva (ARCI), una malattia rara dell'epidermide, caratterizzata da squame bianchicce e solide nel contesto della cute eritematosa che ricopre tutto il corpo.

ORPHA:79394

Livello di Classificazione: Malattia

Sinonimo/i:
  • CIE
  • Eritroderma ittiosiforme congenito non bolloso
  • Ittiosi eritrodermica

Fonte: ID PubMed 20643494

Prevalenza: 1-9 / 1 000 000

Trasmissione: Autosomica recessiva

Età di esordio: Infanzia, Neonatal

ICD-10: Q80.2

ICD-11: EC20.02

OMIM: 242100 606545 612281 615022 615023 615024 617574

UMLS: C0079154

Riassunto
Epidemiologia

La prevalenza è stimata in circa 1/200.000-1/1.000.000 soggetti.

Descrizione clinica

I pazienti presentano alla nascita squame solide bianchicce di dimensioni variabili associate a eritrodermia. Alcuni neonati sono avvolti da una leggera membrana di collodio (membrana translucida, brillante e tesa che assomiglia a uno strato cutaneo aggiuntivo) che, una volta staccatasi, esita in placche ed eritrodermia. Il quadro clinico può anche variare con il tempo e in risposta alla terapia. La cute è di solito soggetta a prurito e dolore e le squame possono ridurre la sensibilità. Si possono osservare altri segni clinici, di gravità variabile: ectropion persistente e complicazioni oculari correlate (cheratite, cicatrizzazione corneale), cheratoderma palmoplantare, alopecia, ritardo della crescita, bassa statura, prurito intenso, intolleranza al calore, distrofia ungueale e deficit uditivo (da accumulo di squame nell'orecchio esterno).

Eziologia

La CIE è una malattia geneticamente eterogenea. È dovuta alle mutazioni in uno dei seguenti geni: TGM1, ABCA12, ALOX12B, ALOXE3, CYP4F22 e NIPAL4, e un locus sul cromosoma 12p11.2-q13. La maggior parte delle mutazioni è stata identificata nel gene TGM1, che codifica per la transglutaminasi 1, implicata nella formazione dell'involucro delle cellule epidermiche cornificate. ABCA12 codifica per un trasportatore ABC (cassetta che lega l'ATP) coinvolto nel trasporto dei lipidi. ALOX12B, ALOXE3 e CYP4F22 codificano rispettivamente per l'arachidonato 12(R)-lipossigenasi, l'arachidonato lipossigenasi-3 e la proteina citocromo P450, implicate nel metabolismo dei lipidi. NIPAL4 codifica per un recettore di membrana. Non è stata osservata una chiara correlazione genotipo-fenotipo.

Metodi diagnostici

La diagnosi si basa sull'aspetto della cute. Le caratteristiche istologiche della cute non sono specifiche. È possibile il test molecolare, anche se non è disponibile nei centri di medicina generale. In alcuni centri sono disponibili studi immunoistochimici che utilizzano gli anticorpi diretti contro la TGasi1 o il dosaggio enzimatico della TGasi1.

Diagnosi differenziale

Alla nascita, le diagnosi differenziali si pongono con le altre cause di eritrodermia neonatale (immunodeficienze congenite). Successivamente, la diagnosi differenziale si pone con le forme sindromiche dell'ittiosi, l'ittiosi Arlecchino, l'ittiosi lamellare, l'eritrodermia ittiosiforme reticolare congenita e la sindrome da desquamazione cutanea (skin peeling).

Diagnosi prenatale

La diagnosi prenatale si basa sulle analisi del DNA con amniocentesi e prelievo di villi coriali. L'ultrasonografia può individuare la membrana di collodio.

Consulenza genetica

La malattia è trasmessa come carattere autosomico recessivo. Alle famiglie affette deve essere offerta la consulenza genetica per informarle del rischio di ricorrenza del 25%.

Presa in carico e trattamento

La presa in carico si basa su applicazioni quotidiane di emollienti. Possono essere usati i cheratolitici, anche se spesso non sono tollerati. I retinoidi orali possono essere somministrati nelle forme gravi della malattia, anche se sono meno tollerati rispetto a quanto si osserva nell'ittiosi lamellare (IL) (dosi di solito inferiori rispetto a quelle somministrate per l'IL, 10-25 mg/d negli adulti).

Prognosi

La prognosi varia da lieve a grave (in particolare, nel periodo neonatale, per il rischio di sepsi). In alcuni pazienti è stato osservato un significativo miglioramento con il passare del tempo, anche se la malattia spesso resta stabile durante la vita del paziente, con periodi di esarcebazione. L'attesa di vita è normale. La malattia ha un forte impatto sulla qualità della vita a causa dell'alterazione dell'aspetto fisico, dei sintomi invalidanti e delle limitazioni causate dalla malattia e dal trattamento.

Ultimo aggiornamento: gennaio 2012 - Revisore(i) esperto(i): Pr Juliette MAZEREEUW-HAUTIER
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