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Deficit di 3-idrossiacil-CoA deidrogenasi a catena lunga
Il deficit di 3-idrossiacil-CoA deidrogenasi a catena lunga (LCHADD) è un difetto mitocondriale dell'ossidazione degli acidi grassi a catena lunga caratterizzato, nella maggior parte dei pazienti, dalla comparsa, nel periodo neonatale/prima infanzia, di ipoglicemia ipochetotica, acidosi metabolica, epatopatia, ipotonia e frequente coinvolgimento cardiaco con aritmie e/o cardiomiopatia.
ORPHA:5
La prevalenza alla nascita, a livello mondiale, è stata stimata in 1/250.000. Tuttavia, nell'area del Mare Baltico la frequenza è maggiore; la prevalenza alla nascita è stimata in 1/120.000 in Polonia e 1/20.000 nella Pomerania.
La maggior parte dei pazienti presenta un fenotipo grave, per lo più ad esordio neonatale, comunque entro i 12 mesi di vita. La malattia si manifesta con ipoglicemia ipochetotica, acidosi metabolica, ipotonia, coinvolgimento del fegato associato ad encefalopatia epatica, cardiomiopatia e aritmia. L'insorgenza clinica è spesso preceduta dal digiuno e/o da un malessere intercorrente e spesso si manifesta con ipoglicemia ipochetotica. Successivamente, in molti pazienti che sopravvivono, si sviluppano neuropatia periferica cronica e retinite pigmentosa. Aspetti più rari del LCHADD sono l'arresto cardiaco e la morte neonatale improvvisa. Spesso le donne gravide che hanno un feto affetto dal LCHADD presentano la sindrome HELLP (si veda questo termine).
La LCHADD è causata dal deficit isolato di 3-idrossiacil-CoA deidrogenasi a catena lunga, un enzima del complesso della proteina trifunzionale mitocondriale (TFP). La TFP è un etero-ottamero delle subunità alfa 4 e beta 4. Il LCHADD è dovuto alle mutazioni del gene HADHA (2p23), che codifica per la subunità alfa della TFP. La maggior parte dei pazienti di origine europea con LCHADD è omozigote per la mutazione comune della subunità alfa 1528G>C del LCHADD, che si localizza nel sito catalitico del dominio di LCHAD.
Gli acidi organici urinari mostrano un'aciduria (idrossi-)dicarbossilica C6-C14. L'esame delle acilcarnitine nel sangue mostra un aumento delle idrossi-acilcarnitine a catena lunga (C14-OH, C16-OH, C18-OH e C18:1-OH). La diagnosi è confermata dall'analisi molecolare del gene HADHA, che mostra spesso omozigosi per la mutazione 1528G>C. Il dosaggio enzimatico nei fibroblasti o nei linfociti in coltura evidenzia un deficit isolato dell'attività di 3-idrossiacil-CoA deidrogenasi. Lo screening neonatale per il LCHADD è disponibile in Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Ungheria, Islanda, Paesi Bassi e Portogallo.
Il deficit della proteina trinfunzionale mitocondriale (TFPD; si veda questo termine) è clinicamente indistinguibile dal LCHADD. In alcuni pazienti, un'altra possibile diagnosi differenziale si pone con la morte infantile improvvisa.
La diagnosi prenatale si effettua con l'analisi molecolare della/e mutazione/i identificata/e nella famiglia e/o il dosaggio dell'attività enzimatica sui villi coriali.
Il LCHADD ha una trasmissione autosomica recessiva ed è disponibile la consulenza genetica.
Il trattamento prevede una rigorosa dieta povera in lipidi, una limitata assunzione di acidi grassi a catena lunga, che devono essere sostituiti da acidi grassi a catena media, evitando il digiuno e limitando l'attività fisica e l'esposizione a fattori ambientali nocivi. Dovrebbero essere consegnate ai pazienti linee guida per illustrate la condotta da seguire in caso di emergenza e dovrebbe essere consultato un medico al primo segnale di scompenso. Il trattamento deve durare per tutta la vita.
La prognosi dei pazienti affetti da LCHADD identificati clinicamente è in genere sfavorevole anche se, con una diagnosi precoce e i trattamenti oggi disponibili, si è osservato un miglioramento sostanziale ed un significativo numero di pazienti raggiunge l'età adulta.
Ultimo aggiornamento: febbraio 2014 - Revisore(i) esperto(i): Dr Simon OLPIN
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