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Emoglobinuria parossistica notturna
L'emoglobinuria parossistica notturna (PNH) è una malattia acquisita delle cellule staminali ematopoietiche clonali, caratterizzata da anemia emolitica corpuscolare, insufficienza del midollo osseo e frequenti eventi trombotici.
ORPHA:447
Sebbene casi di PNH siano stati descritti in tutto il mondo, l'esatta prevalenza della malattia non è nota, ma è stimata in 1/80.000 in Francia. L'incidenza è stimata in circa 1/770.000/anno, con una prevalenza attesa di circa 1/62.500 in Gran Bretagna. È stata ipotizzata una maggiore frequenza nell'Asia sud-orientale e in Estremo Oriente. I maschi e le femmine sono colpiti in egual misura.
La malattia può esordire a tutte le età, ma predilige i giovani adulti. È caratterizzata da segni clinici variabili, che comprendono l'anemia emolitica, la trombosi dei vasi medi e grandi (che interessa soprattutto le vene epatiche, addominali, cerebrali e della cute) e il deficit ematopoietico da moderato a grave che può esitare nella pancitopenia. I segni clinici caratteristici sono il pallore, l'affaticamento e la dispnea da sforzo durante l'esercizio fisico. L'emoglobinuria comporta la produzione delle caratteristiche urine scure durante la notte e la mattina (nel 25% circa dei pazienti); possono associarsi l'insufficienza renale e l'ittero. A seconda della localizzazione, le trombosi (che colpiscono il 30-40% dei pazienti non trattati) si manifestano con dolore addominale, epatomegalia, asciti e cefalea. La PNH è una malattia cronica, caratterizzata da crisi emolitiche scatenate da diversi fattori, come una comune infezione, le vaccinazioni, interventi chirurgici o l'assunzione di alcuni antibiotici. L'insufficienza del midollo osseo può manifestarsi prima, durante o come complicanza tardiva della malattia (40-50% dei casi).
La PNH è causata da mutazioni somatiche nel gene PIGA (Xp22.1), che codifica una proteina coinvolta nella biosintesi dell'ancora del glicosilfosfatidilinositolo (GPI). La mutazione è presente in una o più cellule staminali ematopoietiche e causa una mancanza (totale o parziale) delle proteine nelle membrane cellulari ancorate a GPI (le più importanti sono CD55 e CD59, coinvolte nella regolazione dell'emolisi mediata dal complemento).
La diagnosi si basa sull'osservazione dei segni clinici e sulla presenza di anemia emolitica, soprattutto la sua associazione con le trombosi e/o la citopenia nel sangue periferico. La diagnosi viene confermata dalla citometria a flusso che evidenzia un deficit dell'antigene legato a GPI nei globuli rossi, nei monociti e nei granulociti. L'analisi molecolare non è affidabile per la diagnosi, in quanto le mutazioni causative sono disomogenee e non ricorrenti.
In base ai segni clinici, la diagnosi differenziale si pone con tutte le altre forme di anemia (in particolare con l'anemia emolitica autoimmune) e con le altre cause di trombosi venosa profonda.
Fino al 2007 il trattamento era soprattutto sintomatico: trasfusioni, uso di anticoagulanti e trattamento dell'aplasia associata. Dal mese di giugno del 2007, l'anticorpo monoclonale Eculizumab ha ricevuto la designazione di farmaco orfano per il trattamento della PNH in Europa. Questo farmaco riduce significativamente l'emolisi, la necessità di trasfusioni, l'insorgenza di trombosi e il rischio di insufficienza renale, migliorando la sopravvivenza dei pazienti. Il trapianto di midollo osseo è risolutivo, ma è indicato solo nei pazienti che presentano anche aplasia midollare, a causa delle possibili gravi complicanze legate alla tecnica.
La sopravvivenza a 6 anni dei pazienti trattati dal 2005 è del 92% e la sopravvivenza media è aumentata significativamente grazie all'uso di Eculizumab e al miglioramento dei trattamenti sintomatici e della gestione delle complicanze della malattia.
Ultimo aggiornamento: ottobre 2017 - Revisore(i) esperto(i): Pr Régis PEFFAULT DE LA TOUR - Dr Flore SICRE DE FONTBRUNE - Pr Gérard SOCIE
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