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Neutropenia congenita grave
ORPHA:42738
La neutropenia congenita grave è un'immunodeficienza, caratterizzata da livelli bassi di granulociti (< 200/mm3), in assenza di un concomitante deficit dei linfociti. La prevalenza nella popolazione generale è stimata in 1-1,7:333.300. L'incidenza annuale è circa 1:250.000 nati. La neutropenia causa ripetute infezioni batteriche o micotiche in diverse sedi, in particolare sulla cute e sulle mucose (ORL) e nei polmoni. Dopo l'età di due anni sono quasi sempre presenti segni stomatologici, caratterizzati da gengivite erosiva, emorragie e dolore, associati a papule sulla lingua e sulle membrane mucose. Le infezioni possono essere gravi o addirittura letali. Circa il 15% dei pazienti presenta un'evoluzione verso la leucemia acuta o una sindrome mielodisplastica. Sono state identificate mutazioni in quattro geni correlati con la neutropenia congenita grave: tra essi, il gene dell'elastasi dei neutrofili (ELA2), il gene GFI1, il gene HAX1 e i geni di attivazione della malattia di Wiskott Aldrich (WASP). Queste quattro forme sono trasmesse con modalità diverse: le forme correlate ai geni ELA2 e GFI1 si trasmettono con modalità autosomica dominante; quella correlata a HAX1 con modalità autosomica recessiva, quella correlata a WASP con modalità recessiva legata all'X. La combinazione di queste mutazioni provoca un difetto nella produzione dei neutrofili. Il segno che definisce la malattia è di tipo citologico e riguarda una marcata neutropenia associata a monocitosi. Il mielogramma mostra un blocco isolato della linea granulocitaria allo stadio promielocitico, associato a eosinofilia e monocitosi. In presenza di questo quadro è necessario effettuare una valutazione biologica completa, per escludere le diagnosi differenziali, in particolare i difetti immunitari linfocitari e la neutropenia autoimmune. È fondamentale la consulenza genetica e deve essere presa in considerazione l'anamnesi familiare e la mutazione associata alla malattia. È possibile la diagnosi prenatale se ilg
enotipo è noto. Tutti gli episodi febbrili o le infezioni devono essere presi in carico in ambito ospedaliero e trattati attivamente. Le infezioni possono essere prevenute mediante una profilassi antibiotica. Se essa non risulta efficace, la neutropenia e la suscettibilità alle infezioni possono essere corrette con i fattori di crescita ematopoietici (in particolare, G-CSF), che possono essere somministrati i presenza di infezioni o in maniera costante. La dose di G-CSF utile varia in modo significativo. L'uso continuato di dosi elevate di G-CSF (oltre 20µg/kg/giorno) favorisce nel lungo periodo la comparsa della leucemia. Pertanto, quando sono necessarie dosi elevate continuative, può essere preso in considerazione il trapianto del midollo osseo. La prognosi è strettamente legata alla qualità e alla tempestività del trattamento delle infezioni gravi, ma anche alla possibilità di effettuare un trapianto del midollo osseo, in particolare in caso di trasformazione maligna.
Ultimo aggiornamento: luglio 2007 - Revisore(i) esperto(i): Dr Jean DONADIEU
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