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Deficit di acil-CoA deidrogenasi a catena media
Il deficit di acil-CoA deidrogenasi a catena media (MCADD) è un difetto congenito dell'ossidazione degli acidi grassi nei mitocondri, caratterizzato da crisi metaboliche a progressione rapida, che si presentano spesso con ipoglicemia ipochetotica, letargia, vomito, convulsioni e coma; le crisi possono essere letali in assenza di un intervento medico di emergenza.
ORPHA:42
Livello di Classificazione: Malattia
- Deficit di ACADM
- Deficit di MCAD
- Deficit di carnitina secondario a deficit di acil-CoA deidrogenasi a catena media
- MCADD
Prevalenza: 1-9 / 100 000
Trasmissione: Autosomica recessiva
Età di esordio: Infanzia, Neonatal
Si ritiene che la prevalenza alla nascita del MCADD oscilli tra 1/4.900 e 1/27.000 nella popolazione caucasica. È maggiore nei soggetti originari del Nord Europa. La prevalenza mondiale alla nascita è 1/14.600.
Il MCADD di solito esordisce a 3-24 mesi di vita in neonati in precedenza asintomatici. Il quadro clinico neonatale è stato bene caratterizzato come quello dell'adulto, che si manifesta in presenza di un significativo stress metabolico (ad es. un'elevata ingestione di alcol). Ad ogni modo, diversi soggetti rimangono asintomatici per tutta la vita. L'ipoglicemia ipochetotica, la letargia e il vomito sono tipicamente scatenati da un'infezione, dal digiuno o da un intervento chirurgico. Alcuni pazienti possono presentare crisi metaboliche progressive, malgrado la chetosi e i livelli normali di glucosio nel sangue. Durante le crisi, il paziente può manifestare letargia, emesi, arresto respiratorio, convulsioni, epatomegalia e rapida progressione verso l'arresto cardiaco, in assenza di una terapia di emergenza. L'eventuale lesione cerebrale che si verifica durante questi episodi può portare a un danno neurologico permanente. Occasionalmente, la morte improvvisa inspiegata può essere il primo segno della malattia. Storicamente, circa il 25% dei pazienti non diagnosticati muore durante la prima crisi.
Il MCADD è causato da una mutazione del gene ACADM (1p31), che codifica per la proteina MCAD mitocondriale. Prima dell'avvio dei programmi di screening neonatale, la mutazione prevalente, c.985A>G, (K329E), p.(Lys329Glu), era presente in circa l'80% dei casi, ma oggi vengono sempre più spesso identificate altre mutazioni di ACADM.
La diagnosi si basa sull'identificazione di alterazioni caratteristiche delle acilcarnitine sulle gocce di sangue essiccato o sui campioni di plasma (aumento di C6, C8 e del rapporto C8/C10 con anomalie del profilo urinario degli acidi urinari rispetto agli acidi dicarbossilici C6-C10, esanoilglicina e suberilglicina). La diagnosi è confermata definitivamente dall'analisi molecolare. Il MCADD è attualmente incluso nei programmi di screening neonatale in molti paesi europei, come il Regno Unito, la Germania, i Paesi Bassi, il Portogallo e la Spagna.
La diagnosi differenziale si pone con gli altri difetti dell'ossidazione degli acidi grassi mitocondriali, compreso il deficit multiplo di acil-CoA deidrogenasi (MADD; si veda questo termine).
Il MCADD ha una trasmissione autosomica recessiva. È possibile la consulenza genetica.
L'obiettivo primario è evitare scrupolosamente il digiuno. Devono essere evitati i trigliceridi a catena media, ma non sono necessarie altre particolari limitazioni della dieta. Sono disponibili linee guida che definiscono il corretto intervallo tra i pasti nei neonati e nei bambini piccoli. Rimane controversa l'integrazione di carnitina a basso dosaggio nei pazienti che presentano bassi livelli di carnitina nel sangue. Nei pazienti sintomatici, i carboidrati sono assunti per via orale (compresse di carboidrati) o endovenosa, fino a raggiungere livelli di glucosio nel sangue superiori a 5 mmol/L. Durante le infezioni intercorrenti, dovrebbero essere fornite indicazioni sulla condotta da tenere in caso di emergenza. Dovrebbe essere consultato un medico in caso di scompenso. Devono essere evitati i dolcificanti artificiali.
La prognosi è eccellente nei pazienti diagnosticati che evitano il digiuno e sono presi in carico adeguatamente nel corso delle patologie intercorrenti/crisi metaboliche.
Ultimo aggiornamento: febbraio 2014 - Revisore(i) esperto(i): Dr Simon OLPIN
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