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Sindrome di Ehlers-Danlos, tipo vascolare
La sindrome di Ehlers-Danlos tipo vascolare (vEDS) è una malattia genetica rara del tessuto connettivo, caratterizzata da fragilità degli organi (rottura delle arterie, dell'intestino e dell'utero durante la gravidanza), associata a segni clinici variabili, che comprendono la cute traslucida e sottile, la tendenza alle ecchimosi e i segni dell'acrogeria.
ORPHA:286
Livello di Classificazione: Malattia
- EDS IV
- vEDS
- Sindrome di Ehlers-Danlos, tipo 4
- EDS vascolare
- Sindrome di Sack-Barabas
- EDS arteriosa-ecchimotica
Fonte: ID PubMed 28306229
Prevalenza: 1-9 / 100 000
Trasmissione: Autosomica dominante, Autosomica recessiva
Età di esordio: Infanzia, Neonatal
La prevalenza non è nota in quanto la malattia è sotto-diagnosticata sia nei pazienti sintomatici che in quelli affetti dalle forme più lievi. La prevalenza è stimata in 1/50.000-200.000.
I segni clinici caratteristici della vEDS interessano soprattutto la cute e comprendono la tendenza alla formazione di ecchimosi non causate dai traumi e la cute sottile e traslucida, in particolare nella porzione superiore del torace e sull'addome, con reticolo venoso visibile. La cicatrizzazione può essere ritardata e può associarsi alla formazione di cicatrici papiracee di grosse dimensioni, in particolare sui punti di maggiore pressione delle ossa (ginocchio). Le estremità, in particolare le mani, possono avere un aspetto prematuramente senile (acrogeria). I dismorfismi facciali caratteristici comprendono gli occhi prominenti, le labbra sottili, le guance infossate e il naso appuntito. La malattia può associarsi alla perdita dei capelli, in particolare nelle femmine. Di solito le complicanze cliniche della malattia esordiscono nella tarda adolescenza e più raramente nell'infanzia, ma possono ripetersi a intervalli di tempo non prevedibili durante tutta la vita. Le complicanze più comuni coinvolgono le arterie di medie dimensioni, comprese le dissezioni, gli aneurismi, la rottura e le fistole artero-venose. La fistola carotido-cavernosa spontanea è pressoché patognomonica della vEDS. Le complicazioni intestinali sono dominate dalle perforazioni spontanee del colon sigmoideo. La malattia può associarsi alla rottura degli organi solidi, ad esempio il fegato o la milza. Altre complicanze sono la rottura dell'utero durante la gravidanza e la rottura delle arterie nel periodo peripartum. È comune l'emo/pneumotorace spontaneo e, spesso, ricorrente. In genere i pazienti presentano vene varicose fin dalla giovane età.
La malattia è causata dalle mutazioni del gene COL3A1 (2q32.2), che codifica per le catene pro-alfa1 del procollagene di tipo III.
La diagnosi viene ipotizzata in base ai sintomi e alle complicanze cliniche nei probandi, ed è confermata dall'individuazione di una variante patogenetica nel gene COL3A1 con le analisi molecolari (analisi del gene-malattia o di un pannello multigenico che comprende COL3A1).
La diagnosi differenziale si pone con le altre forme della sindrome di Ehlers-Danlos, in particolare con la EDS tipo classico (comprese le mutazioni di COL1A1 che causano sostituzioni dei residui di arginina con i residui di cisteina nel dominio a tripla elica), con la EDS cifoscoliotica e con la EDS periodontica. È necessario escludere altre malattie rare del tessuto connettivo, come la sindrome di Loeys-Dietz, il rene policistico e la sindrome di Marfan. Nei bambini con marcata tendenza alle ecchimosi, è necessario escludere i difetti della coagulazione e gli abusi sui minori.
La diagnosi genetica preimpianto e prenatale è possibile nelle famiglie con mutazione nota.
La metà dei pazienti eredita la mutazione patogenetica da un genitore affetto, mentre l'altra metà presenta una mutazione patogenetica de novo, ad eccezione dei rari casi di mosaicismo somatico parentale di COL3A1. In genere la trasmissione è autosomica dominante, con una probabilità del 50% di trasmettere la malattia ai figli. Sono stati documentati rari casi di mutazioni bialleliche. Si raccomanda la consulenza genetica per le famiglie affette.
La presa in carico prevede l'intervento di un team multidisciplinare, possibilmente presso un centro dedicato ai pazienti con vEDS, dove viene coordinato il follow-up dei pazienti asintomatici e si implementano misure profilattiche. Eventuali dolori ad esordio improvviso e apparentemente inspiegabili richiedono un approfondimento d'urgenza mediante immagini diagnostiche per escludere la rottura di un'arteria. Le complicanze arteriose acute in genere richiedono il ricovero in ospedale e un approccio conservativo. Gli interventi salvavita (in caso di rottura di un'arteria, di perforazione intestinale, ecc.) possono rendere necessario il ricorso alla radiologia interventistica o alla chirurgia vascolare o intestinale. La presa in carico medica comprende l'ottimizzazione del controllo della pressione arteriosa per minimizzare lo stress sulle arterie. I betabloccanti possono essere utili per ridurre le complicanze arteriose, ma solo uno di essi (il celiprololo) è stato studiato per questa indicazione. Anche i bloccanti del recettore dell'angiotensina, attualmente in fase di studio, potrebbero portare benefici.
La prognosi è variabile e dipende in parte dalla tipologia della mutazione patogenetica di COL3A1. Tuttavia, la stessa mutazione può associarsi ad una significativa eterogeneità intra- e inter-familiare in termini di età d'esordio delle complicanze e di aspettativa di vita. Nel complesso, la frequenza delle complicanze ricorrenti a carico degli organi nei pazienti con vEDS è stimata in 1,6 episodi ogni cinque anni, e in 1,3 eventi a carico delle arterie ogni cinque anni. L'aspettativa media di vita è di 51 anni, con notevoli variazioni a livello individuale.
Ultimo aggiornamento: aprile 2020 - Revisore(i) esperto(i): Dr Michael FRANK
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