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Anemia a cellule falciformi
Si tratta di una forma grave di malattia a cellule falciformi (SCD), caratterizzata dall'omozigosi per il gene dell'emoglobina falciforme (HbS). L'esordio è acuto, con anemia grave, predisposizione alle infezioni batteriche gravi ed eventi vaso-occlusivi ischemici (VOA). Si tratta di una malattia degli eritrociti di origine genetica, che si manifesta con una malattia emolitica e con la perdita di deformabilità dei globuli rossi, che causa altri eventi occlusivi.
ORPHA:232
L'anemia a cellule falciformi (SCA) è la forma più comune di SCD. A livello mondiale, si stima che siano oltre 400.000 i neonati con anemia a cellule falciformi. La prevalenza alla nascita varia a seconda della regione, con una prevalenza maggiore nelle regioni colpite dalla malaria oloendemica. In Europa, la prevalenza complessiva alla nascita è di 1/2.300, sebbene vari tra i diversi paesi.
La malattia non si manifesta in utero e nei primi tre mesi di vita, in ragione dei livelli elevati di emoglobina fetale. I segni clinici evolvono con l'età, e variano molto da paziente a paziente e a seconda dell'età. Oltre all'anemia e alle infezioni batteriche, le VOA causano ischemia focale iperalgica (e talvolta infarto) quando si verificano a livello addominale, toracico o scheletrico. Nel tempo, i VOA possono compromettere l'integrità dei tessuti o degli organi.
La SCA è causata dalle mutazioni omozigoti (rs334) del gene della beta globina, HBB (11p15.4); questa mutazione è definita HbS. Esistono altre forme di malattia a cellule falciformi, secondarie all'eterozigosi composta per il gene HbS e ad altre varianti dell'emoglobina (Hb). In condizioni di deossigenazione, HbS polimerizza e quindi altera la forma e la funzione degli eritrociti, innescando una cascata di eventi che esita nell'emolisi, nell'occlusione vascolare, nella riduzione della biodisponibilità di ossido nitrico e nel danno endoteliale.
La diagnosi si basa sull'analisi dell'emoglobina mediante focalizzazione isoelettrica o elettroforesi capillare associata a HPLC, sui test di solubilità (test di Itano) e sulle analisi molecolari. Lo screening dei portatori sani, tramite indagini familiari o di popolazione, favorisce la prevenzione, ma richiede una consulenza genetica prospettica.
La diagnosi differenziale si pone con le altre malattie emolitiche ereditarie e con le malattie caratterizzate da ostruzioni vascolari ricorrenti.
Dopo la consulenza genetica, la diagnosi genetica prenatale è possibile con il prelievo dei villi coriali (prima della 14a settimana di amenorrea) o del liquido amniotico (a partire dalla 17a settimana).
La trasmissione è autosomica recessiva. Si raccomanda la consulenza genetica per le coppie a rischio (nelle quali entrambi i genitori sono portatori di una mutazione patogenetica) per informale della probabilità del 25% di avere un figlio affetto a ogni gravidanza.
Fin dalla nascita, la presa in carico deve integrare la prevenzione delle infezioni, del dolore e delle eventuali complicanze, con il supporto sociale, psicoeducativo e nutrizionale, presso centri multidisciplinari ove siano disponibili cure intensive (accesso immediato alla trasfusione di sangue). Particolare attenzione deve essere prestata alle donne in gravidanza affette da SCA. È necessario indagare preventivamente la presenza di vasculopatie. Un farmaco orfano a base di idrossicarbamide (idrossiurea) ha ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio in Europa per le forme gravi della malattia. Le trasfusioni regolari o occasionali sono essenziali per il trattamento. Il trapianto di midollo osseo è indicato nei casi gravi, in particolare nei pazienti con vasculopatia cerebrale. Sono attualmente in corso studi clinici di fase III su L-glutamina, crizanlizumab e voxelotor.
La prognosi è difficile da prevedere. Le infezioni batteriche acute, gli attacchi malarici, il sequestro splenico, i VOA gravi e l'insufficienza d'organo possono causare la morte.
Ultimo aggiornamento: febbraio 2021 - Revisore(i) esperto(i): Pr Frédéric GALACTEROS | EuroBloodNet*
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