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Deficit di beta-chetotiolasi

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Definizione della malattia

Si tratta di un'aciduria organica genetica rara, che interessa il metabolismo dei corpi chetonici e il catabolismo dell'isoleucina. È caratterizzata da episodi chetoacidosici intermittenti associati a vomito, dispnea, tachipnea, ipotonia, letargia e coma. La malattia esordisce nella prima infanzia e in genere si risolve prima dell'adolescenza.

ORPHA:134

Livello di Classificazione: Malattia

Sinonimo/i:
  • Aciduria alfa-metilacetoacetica
  • Deficit di 3-chetotiolasi
  • Deficit di T2
  • Deficit di alfa-metil-acetoacetil-CoA tiolasi
  • Deficit mitocondriale di acetoacetil-Coenzima A tiolasi
  • Deficit di 3-ossotiolasi

Prevalenza: Sconosciuto

Trasmissione: Autosomica recessiva

Età di esordio: Infanzia, Infanzia, Neonatal

ICD-10: E71.1

ICD-11: 5C50.DY

OMIM: 203750

UMLS: C1536500

MeSH: C535434

GARD: 872

MedDRA: 10067728

Riassunto
Epidemiologia

La prevalenza alla nascita è stimata in 1/100.000-230.000.

Descrizione clinica

Spesso i bambini alla nascita hanno un aspetto normale, dato che in genere la malattia esordisce tra i 5 mesi e i 2 anni; tuttavia, la malattia può manifestarsi in ogni momento tra la nascita e l'infanzia. In genere il sintomo d'esordio è una crisi chetoacidosica, scatenata per lo più dallo stress, dal digiuno, da una malattia acuta e/o dalle infezioni (ad es. gastroenterite) e, solo raramente, dall'assunzione di proteine. Spesso l'alito che odora di frutta o acetone è indicativo della chetoacidosi. Le crisi si associano a vomito, dispnea, letargia e perdita di coscienza, e, se non trattate, possono esitare nel coma e nella morte. Sono comuni le sequele neurologiche (come il ritardo dello sviluppo) indotte dalle crisi più gravi. Raramente i pazienti presentano i sintomi dell'encefalopatia metabolica (ipotonia, disartria, corea, ritardo dello sviluppo). Solo di rado i pazienti presentano ritardo dello sviluppo o sintomi neurologici prima della prima crisi chetoacidosica. La frequenza degli episodi diminuisce con l'età e la malattia scompare prima dell'adolescenza. Spesso tra un episodio e l'altro i pazienti sono asintomatici.

Eziologia

La malattia è causata dalle mutazioni (ne sono state descritte oltre 100) del gene ACAT1 (11q22.3), che codifica l'enzima acetil-CoA acetiltransferasi che, quando la sua attività è ridotta o assente, compromette la degradazione dell'isoleucina e dell'acetoacetil-CoA, impedendo l'uso dei corpi chetonici e portando alla formazione di accumuli tossici di esteri di acil-CoA derivati dall'isoleucina nell'organismo.

Metodi diagnostici

Nella maggior parte dei pazienti la diagnosi si basa sull'individuazione dell'acidosi metabolica o della chetosi attraverso l'analisi degli acidi organici urinari (il 2-metil-3-idrossibutirrato, il marcatore più affidabile, il 2-metilacetoacetato e la tigliglicina), oppure mediante analisi dell'acilcarnitina durante lo scompenso metabolico. La diagnosi viene confermata dai test enzimatici sui fibroblasti in coltura (riduzione dell'attività dell'acetoacetil-CoA tiolasi dipendente dal potassio) e dalle analisi molecolari. La tomografia computerizzata del cervello può evidenziare lesioni dei gangli basali in alcuni pazienti. In alcuni Paesi (tra i quali gli Stati Uniti e l'Australia) sono stati predisposti programmi di screening neonatale.

Diagnosi differenziale

La diagnosi differenziale si pone con la sepsi, con le altre acidurie organiche, con la malattia HSD10, con il deficit di succinil-CoA:3-chetoacido CoA transferasi e con le altre malattie che causano la chetoacidosi nell'infanzia.

Diagnosi prenatale

Nelle famiglie con una mutazione patogenetica nota, la diagnosi prenatale è possibile mediante analisi molecolari o analisi dell'attività enzimatica sugli amniociti in coltura.

Consulenza genetica

La trasmissione è autosomica recessiva. Se entrambi i genitori sono portatori asintomatici, la probabilità di trasmettere la malattia ai figli è del 25%.

Presa in carico e trattamento

Durante le crisi chetoacidosiche, si raccomanda di somministrare immediatamente liquidi per endovena insieme al glucosio e agli elettroliti. L'acidosi deve essere trattata con il bicarbonato (inizialmente 1mmol/kg nell'arco di 10 minuti e successivamente con infusione continua). La somministrazione di carnitina può essere utile. La dialisi è efficace ma in genere non è necessaria. I pazienti privi di conoscenza e quelli con dispnea grave possono richiedere la ventilazione meccanica. La presa in carico a lungo termine prevede di evitare il digiuno (e il glucosio per endovena in caso di febbre o vomito) e, nei bambini, di limitare l'assunzione di proteine (1.5-2g/kg/die), evitando una dieta ricca di grassi (chetogenica), e la terapia con L-carnitina nei pazienti con livelli bassi di carnitina. Evitare il sovraccarico di isoleucina potrebbe prevenire le complicanze neurologiche, ma attualmente non vi sono evidenze probanti.

Prognosi

Spesso la prognosi è buona in quando una diagnosi precoce e un trattamento adeguato prevengono gli attacchi chetoacidosici.

Ultimo aggiornamento: marzo 2020 - Revisore(i) esperto(i): Pr Toshiyuki FUKAO
Un testo su questa malattia è disponibile in English, Français, Español, Deutsch, Português, Nederlands Русский
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Linee guida
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